Santuario della Madonna del Sasso- Cima di Monte Giovi (Tamburino)

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La seconda tappa prevede l'arrivo alla località Tamburino, non prima di aver superato la Cima di Monte Giovi 992mt.

Una tappa intensa, non solo per i dislivelli e i km, ma per la ricchezza della cultura e della storia del territorio e dello straordinario Monte Giovi.

Dal Santuario della Madonna del Sasso si prosegue per la sottostante Santa Brigida, scendendo dal sentiero, il quale ha, e ha avuto la funzione di via di accesso dei pellegrini per il Santuario: sentiero breve ma particolare, con fondo lastricato a pietre squadrate che nel corso del tempo sono state "consumate" dal lento e continuo passaggio dei Pellegrini, dove il silente sguardo dei castagni, dei lecci delle querce e dei pini sembra quasi dar conforto al passante che deve affrontare la ripida strada.

Santa Brigida col Santuario della Madonna del Sasso sullo sfondo
Santa Brigida col Santuario della Madonna del Sasso sullo sfondo

Il paese Santa Brigida prende il nome dalla Santa d'Irlanda vissuta qui prima del 1000 in una grotta ancora visibile sotto la chiesa del paese, chiesa ricca di opere d'arte come le due terracotte policrome di stile robbiano.

Già dal Santuario della Madonna del Sasso, si è all'interno dell'ANPIL "Poggio Ripaghera-Santa Brigida-Valle dell'Inferno" , Area Naturale Protetta di Interesse Locale, di circa 800 ettari, che interessa la parte sud-occidentale del complesso di Monte Giovi.

Area naturale particolare, in quanto in pochi ettari si può assistere a repentini cambiamenti di ambienti forestali, comprendenti quasi tutte le fasce fitoclimatiche: da foreste tipicamente mediterranee nelle parti più basse o esposte a Sud, a castagneti nelle fasce più alte e umide, alle faggete, con alberi anche di notevoli dimensioni, nelle aree sommitali più fresche.

Di rilevante importanza è la presenza dell'unica stazione italiana di Cisto Laurino (Cistus laurifolius).  Arbusto dalle infiorescenze bianche, che veniva usato per la festa, nel mese di maggio, al Santuario della Madonna del Sasso, da cui il nome locale "Fiore della Madonna". 

Oltre all'incanto della natura, valorizzata dall'AMPIL, vi è  la storia di questi luoghi che risale già al periodo preistorico con ritrovamenti di utensili e piccole armi rudimentali; 

poi etrusco, con reperti sopratutto di carattere votivo; 

per poi passare all'epoca romana con ritrovamenti di laterizi, ceramiche, strade e strutture romane che testimoniano un forte vissuto in queste zone anche in epoca romana; 

nel medioevo sotto i Conti Guidi che avevano costruito castelli nei punti di passaggio strategici come Monte Rotondo e Galiga e che nel 1100 entrarono in conflitto con le famiglie fiorentine che, vedendoli come troppo vicini a Firenze e quindi pericolosi, furono attaccati e sconfitti.

E' il periodo in cui le grandi famiglie fiorentine dei Guadagni e dei Pazzi presero possesso di questi territori tentando di soppiantare la famiglia dei Medici , senza riuscirci. 

 

 

Divisione Garibaldi Arno
Divisione Garibaldi Arno

Monte Giovi è stata, ed è, una montagna sempre piena di vita, la cui storia è millenaria. Di vita e di fermento: tanto da essere soprannominata "La Montagna dei Ribelli".

Giacché, durante la Seconda Guerra Mondiale, all'indomani dell'8 settembre '43, si vennero a costituire numerosi e attivi gruppi partigiani, sia per via dell'importanza strategica di questa montagna, sia, sopratutto, per il forte sentimento di riscossa delle genti di questi luoghi, contro l'oppressione nazifascista che negli anni bui della guerra compì numerose stragi. 

Tanti e molto diversi fra loro furono i gruppi partigiani che si vennero a costituire; e nel luglio del 1944 si ebbe la formazione di una divisione vera e propria, la "Divisione Garibaldi Arno", guidata da Potente (Aligi Barducci), che contava un migliaio di uomini! 

 

Proprio per una così importante storia millenaria è stato costituito il Parco Culturale di Monte Giovi.

Da Santa Brigida, la via prosegue  in direzione della frazione di Fornello, attraversando paesaggi tipici della tradizione mezzadrile locale.

 

Fornello, è un piccolo abitato di circa 30  abitanti, ma non per questo è meno importante di altre località. Infatti il paese sorge su un "rimpiano" fra il Poggio Cerrone, a Nord, e il Monte della Croce a Sud. Su quest'ultimo sono presenti i ruderi dell'antico Castello di Monte di Croce, distrutto dall'esercito fiorentino nel 1153 d.c., in cui ora si possono ancora notare le strutture di basamento dell'antico fortilizio. Oltre al castello sono presenti i resti della chiesa, oggetto di scavi archeologici (vedi qui per maggiori info sul Castello), le cui prime notizie si hanno già dal 1097, in cui veniva menzionata come chiesa "in Castello de Monte de Cruce".  

Seguendo le indicazioni de Le vie dell'Appennino, si prosegue verso Galliga, attraversando la selva di Monte Cerrone, fra cerri condotti a ceduo. 

Prima di giungere a Galliga si incontra la Cascina alle Colline, dove è obbligatorio fermarsi un po'. 

Infatti la storia non è fatta solo di grandi eventi, di nobili con i loro castelli e di battaglie. Ma è anche, e forse più di ogni altra cosa, la vita delle genti che vivono e hanno vissuto il territorio: dai contadini, dagli artigiani dai pastori... dal popolo che con la propria quotidianità e il proprio lavoro hanno condotto una vita semplice ma ricca di valori e di competenze.

Come la realizzazione e il mantenimento delle Burraie, di cui Monte Giovi è pieno. Esiste infatti un percorso, Il Sentiero delle Burraie, di 16 km circa, che tocca buona parte delle burraie di Monte giovi (vedi

Burraia Ninetta
Burraia Ninetta

La Burraia è una piccola struttura in muratura a pietra situata in luoghi freschi e vicino a sorgenti d'acqua, per la realizzazione e conservazione del burro. A circa 200 metri dalla Cascina, vi è una Burraia, la  "Ninetta". Fino a poco tempo fa questa era in uno stato di abbandono completo con rovi e grovigli di piante che tenevano nascosta per se la Burraia. 

Fonte della Burraia Ninetta
Fonte della Burraia Ninetta

Ma l'impegno di alcune persone "consapevoli che la storia di un luogo, di un paese, di una comunità, passa anche attraverso le testimonianze del lavoro dell'uomo, della sua vita, della sua quotidianità così intimamente connessi, tutti, fino a qualche decennio fa, alla terra" scorse in loro "l'ardente desiderio di riportare la burraia a nuova vita, nella consapevolezza che il suo recupero avrebbe significato riappropriarsi di un tassello della nostra storia"

Effettivamente, oggi, nella burraia Ninetta ci si potrebbe benissimo fare nuovamente il burro! 

Ci sarebbero comunque numerose pagine da scrivere su questo pezzo di storia di territorio ma ci piacerebbe che voi non leggiate questa esperienza ma la viviate e quindi, oltre a consigliarvi di percorrere questo sentiero, vi consigliamo di contattare, incontrare i "Testimoni del Territorio", cioè quelle persone che mettono a disposizione le loro conoscenze,  le loro esperienze, e che comunque vivono quotidianamente questo territorio a cui tengono molto, al fine di cogliere al meglio il valore di questa area. 

In particolare per scoprire la storia della burraia Ninetta, di cosa ha rappresentato per le genti di questo luogo, del perché del suo nome, delle emozioni che ha suscitato e che ancora sa suscitare, di come veniva fatto il burro, potete contattare Aldo Pentericci (339 1032213), che con la sua passione vi saprà trasmettere la storia della burraia e non solo!

 

Monte Falterona
Monte Falterona

Man mano che si sale la vegetazione cambia continuamente:

a un paesaggio più agricolo, con pochi oliveti e piccoli pascoli  che la natura sta riconquistando con rovi e piante arbustive, e boschetti atti di cerri e roverelle; ad uno intermedio in cui il suolo molto degradato e scavato dall'azione erosiva dell'acqua, tant'è che si ha, qua e la, lo strato di roccia madre in superficie, su cui crescono ginestre, prugnoli (susini selvatici), rose canine, con querce che non raggiungono mai grandi dimensioni; proseguendo si assiste nuovamente ad un cambio di vegetazione, con aceri, carpini, noccioli e castagni che fanno da padroni i quali, quest'ultimi, nelle face più alte si alternano, sempre in minor numero via via che si sale, ai faggi non numerosi ma di notevole dimensione. 

Passato il Poggio Aceraia di arriva a Case al Cerro, base partigiana durante la seconda guerra mondiale.  Poi la cima di Monte Gioi si raggiunge subito, accompagnati da castagni e faggi che, chini sul sentiero, sembrano formare una galleria arborea che conduce alla cima.

 

Man mano che il sentiero sale, il panorama inizia ad aprirsi sempre di più.

Monte Senario con le Apuane sullo sfondo
Monte Senario con le Apuane sullo sfondo

In cima la visuale sul "Mondo" è notevole, e, se non fosse per qualche albero cresciuto negli ultimi decenni, il panorama sarebbe a 360°. Infatti, guardando a Sud tutta il Valdarno si apre a noi, e aguzzando la vista si riesce a vedere il Monte Amiata; Sud, Sud-Est abbiamo il Massiccio del Pratomagno che col suo Monte Secchieta sovrasta la Valdisieve; ad Est si può vedere la destinazione del viaggio, il Monte Falterona. Mentre spostandoci per oltrepassare gli alberi che occludono la vista a Nord, lo sguardo si apre sulla valle del Mugello, con tutto l'Appennino Settentrionale che va curvandosi sempre più ad Ovest, dove si può ammirare le Alpi Apuane in tutta la loro maestosità.

Non a caso qui quasi 3000 anni fa, gli Etruschi scelsero di edificare un tempio religioso unico del suo genere: infatti il tempio scoperto dai recenti scavi, è un terrapieno rettangolare a volta celeste, senza copertura, aperto al celo e al mondo.

 

Gli Etruschi suddividevano il celo in 16 settori, ciascuno corrispondente ad una divinità diversa, e in base a dove si verificavano fenomeni atmosferici quali i fulmini, venivano interpretati i voleri degli dei. Un tempio celeste, in cui è stato ritrovato il lituo più antico al mondo. Era lo strumento, il lituo, usato dai sacerdoti per delimitare le aree sacre ma fino ad oggi questo strumento non veniva trovato se non nelle tombe dei sacerdoti. Questo invece circa 3000 anni fa, fu spezzato e sotterrato al di sotto della pavimentazione del tempio consentendo agli archeologi di trovare questo antico strumento al di fuori di una tomba. Oltre al lituo, sono stati ritrovati numerosi reperti, come vasi punte di giavellotto e sassi per fionda. 

Chiesino di Monte Giovi
Chiesino di Monte Giovi

La funzione religiosa di questa stazione religiosa, dedicata secondo gli studiosi a Tinia, il dio del cielo e capo del pantheon, probabilmente proseguì anche all'epoca dei romani, come testimonia il nome stesso del monte: Monte Giovi, già Monte di Giove, equivalente al dio etrusco Tinia.

Il sentiero poi prosegue verso il Tambrurino, destinazione di questa giornata, dove si può sostare alla "Bottega di Monte Giovi".

Si scende lungo il sentiero Le Vie dell'Appennino, che ripercorre il sentiero 11 del CAI, passando per Fonte alle Capre, dove è presente una fustaia di faggio di discreta maturità

 



Informazioni Utili

Scheda Tecnica

km 17

Tempo di percorrenza da 5 a 8 ore

Dislivello +970mt 

-720mt

Pendenza media +9.7%

-7.9%

Quota Minima 360mt

Media 600mt

Massima 993mt

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Custodi del Territorio

 

Lungo il tragitto, prima di Galliga, a Cascina alle Colline  vi è la Burraia Ninetta, rimessa a nuovo da persone innamorate della propria terra, a cui ci si può rivolgere per farsi raccontare la storia e la funzione di questa bella Burraia!

Per farsi raccontare la Burraia Ninetta si può contattare

Aldo Pentericci (chiamare, se possibile qualche giorno prima per "sentire se c'è!")

Aldo +3391032213

 

 

Dove Dormire e Mangiare

A Santa Brigida in Via Piana 61, dopo la chiesa, c'è l'alimentari 

"Salumi e Formaggi" in cui si può sostare per farsi fare un buonissimo panino!

 

In località Tamburino, poco sotto la cima di Monte Giovi vi è la Bottega di Monte Giovi, in cui si può sostare per la notte, sia in stanze sia in tenda!